La peste di Udine del 1556 e la cacciata degli ebrei

A Udine, il 26 giugno 1719, «previo il suono della Tromba in concorso di molta Gente», fu pubblicato un «Proclama contro gli Ebrei» che recitava così: «Avendo il Magnifico Maggior Conseglio di questa città il dì 9 giugno 1556 con solenne voto deliberato: Che gli Ebrei introduttori fino all’ora del contagio Continua a leggere La peste di Udine del 1556 e la cacciata degli ebrei

Tergeste, Triestenicco o Tergestum? Le tre antiche denominazioni della città giuliana

Quando si parla della storia antica di Trieste, viene evidenziata soprattutto la presenza romana nel territorio, dimenticando spesso che il luogo in cui sorge la città, per la sua posizione strategica nel golfo che a Nord racchiude il mare Adriatico, è stato Continua a leggere Tergeste, Triestenicco o Tergestum? Le tre antiche denominazioni della città giuliana

Adelaide “Dedi” Bonvicini e Colloredo di Montalbano

Cosa ha portato una romagnola “tosta”, come la ricordano i nipoti, a frequentare per lunghi anni il Friuli e a vivere ed operare nel Castello nieviano di Colloredo? Certo l’amore per il marito Gianandrea Gropplero di Troppenburg, medaglia d’oro della Resistenza, conosciuto negli anni appassionanti della rinascita post-bellica, ma non solo. La scoperta del Friuli Continua a leggere Adelaide “Dedi” Bonvicini e Colloredo di Montalbano

Un’antica bottega a Trieste: la “Drogheria Vittorio Toso e succ.”

Anche a Trieste, come in tutta la Regione, negli anni scorsi sono stati censiti i locali storici, individuati in seguito con una targa speciale esposta all’ingresso. Fra caffè, pasticcerie, buffet, farmacie e un’antica libreria antiquaria, conosciuta in tutto il mondo in quanto fu di proprietà del poeta Umberto Saba, spicca per particolarità una vecchia drogheria. Nella centralissima Piazza San Giovanni – a due passi dal Viale XX Settembre e dalla Chiesa di San Antonio Nuovo, bellissimo esempio di architettura neoclassica che si affaccia sul Canal Grande – si trova infatti la bottega denominata “Drogheria Toso”.

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La grande aurora boreale del 1938 in Friuli

Tra i molti racconti di vita e di Storia ascoltati dalla voce dei nonni materni c’è n’è uno che mi è rimasto particolarmente impresso, relativo a ciò che essi videro nel cielo del Friuli nella tarda serata di Martedì 25 Gennaio 1938: la più grande aurora boreale che si sia manifestata in epoca moderna alle nostre latitudini.
“Dopo cena, a Ponente e sopra di noi il cielo si fece di un rosso molto intenso, come se alle spalle del Monte di Ragogna si fosse sviluppato un enorme incendio. Lo fendevano ampi fasci di luce, dai colori simili a quelli dell’arcobaleno e così potenti da illuminare la notte, come al chiaro di Luna. Le stelle brillavano in modo straordinario e ci sembravano molto più vicine. Il fenomeno si protrasse a lungo, suscitando in noi profonda ammirazione ed altrettanto turbamento. In strada, nei cortili e nelle case era opinione diffusa che quell’improvviso, misterioso e grandioso evento celeste fosse il presagio di una prossima sventura”.

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Antonio Andreuzzi e i moti friulani del 1846

Nell’anno in corso l’attenzione degli storici, degli organizzatori di eventi e, in genere, di chi intende mantenere viva la memoria storica si sta focalizzando di preferenza, per ovvi motivi, sulla Prima guerra mondiale. Tuttavia, un evento di tale portata non deve oscurarne altri (certo assai meno rilevanti nel lungo periodo, ma non per questo scarsamente significativi e interessanti). Occorre ricordare, ad esempio, il 150º dei Moti friulani messi a punto dal Partito d’Azione nel 1863 e realizzati nel 1864, tre anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Il 2014 segna nel contempo il 210º della nascita e il 140º della morte del loro principale animatore: il dottor Antonio Andreuzzi, capo del Comitato d’Azione in Friuli, nativo di Navarons (presso Meduno, provincia di Pordenone), affiliato alla Giovine Italia e figura di spicco della massoneria risorgimentale, fraternamente vicino a patrioti eminenti fra cui, innanzitutto, Mazzini (dal quale assimilò l’idea che a raggiungere l’unità nazionale non dovevano essere né eserciti stranieri né giochi diplomatici, ma gli Italiani: si tratta di un concetto centrale per comprendere e inquadrare correttamente i Moti del 1864) e Garibaldi (che Andreuzzi addirittura visitò all’isola di Caprera nel dicembre 1864), i quali ne esaltarono sovente le virtù; ma si possono altresì ricordare Silvio Pellico, Piero Maroncelli, Ciro Menotti, Pier Fortunato Calvi, Benedetto Cairoli con tutta la sua famiglia e numerosi altri, italiani e no. Continua a leggere Antonio Andreuzzi e i moti friulani del 1846